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Durante l'Assemblea del 6 Gennaio 2008 il Sig. Aureli ha indicato un buon argomento : i giovani e la montagna. La montagna è fatica e (ahimè) oggi noi padri per primi facciamo di tutto per facilitare la vita dei nostri figlioli. Così, da un lato vorremmo che ci seguissero, dall'altro nella vita di tutti i giorni dimostriamo loro che c'è sempre un modo per evitare disagi (portarli in auto a scuola è solo il più comune degli esempi). A me piace salire per montagne, la soddisfazione di raggiungere la meta è sempre di molto superiore agli sforzi dedicati per raggiungerla. La montagna ti dà molto di più di quanto tu le dia. Il piacere è tale che mi sembra doveroso coinvolgere altre persone, soprattutto i miei figli. Cerco di farlo, ma devo ammettere che l'inerzia da vincere è sempre molto forte : bisogna insistere tanto. Se riesci però a coinvolgerli e a portarli con te poi l'entusiasmo viene anche a loro e allora la soddisfazione è veramente completa. Quando saranno più grandi capiranno meglio e potranno scegliere cosa fare o non fare. Ora io sento un po' di obbligo morale a cercare di portarmeli dietro (ho 3 figli di varie età e quindo devo calibrare le gite a seconda delle loro capacità) e vedo che ogni volta devo insistere come ho insistito per la prima, ma poi mi ringraziano. Un metodo che mi sembra buono per convincerli con minor fatica è quello di fargli portare un amichetto col quale "giocare" durante le (per loro a volte noiose e senza senso) ascensioni. Allego una foto del Luglio 2006 scattata in cima al Faderhorn a mio figlio Gabriele (allora 13enne) e a mio nipote Davide (allora 14enne). Che fossero soddisfatti risulta evidente. Flavio Violatto
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